La peste da cui oggi dovremmo implorare di essere salvati ha cambiato volto. Non entra più nel corpo: entra nel tempo, nell'attenzione, nella presenza. E in questi scatti non l'ho raccontata, l'ho colta viva. Guardate le mani: sono alzate al cielo come in preghiera, ma non stringono candele, stringono schermi. Decine di telefoni frapposti tra i volti e il santo, gente che riprende la processione invece di attraversarla, un orologio che brilla nel buio più di una fiamma votiva e ci avvisa che il frastuono dei "tamburinari" supera anche 90dB mettendo a rischio la nostra salute. San Rocco passa, portato a spalla come da secoli, e quasi nessuno lo guarda con gli occhi: lo guardano attraverso il digitale di un vetro che adesso sta diventando davvero falso. Le emozioni si, quelle restano vere e vengono raccontate da chi sa coglierle. Basta immaginette. Diventiamo di nuovo pellegrini di "Fede, Speranza e Carità".
È questa la nuova lebbra. La rete che promette di unirci mentre ci strappa da chi ci sta accanto. Ho intitolato questo primo capitolo Rete, Speranza e Carità perché in una sola parola vivono due mondi opposti: la rete che imprigiona e la rete che salva, quella presente sullla barca di San Rocco. Da un lato il laccio invisibile che ci lega al display anche nell'ora più sacra; dall'altro la trama di mani, di sguardi, di corpi che ancora si riconoscono in una folla e che potrete trovare nel mio altro capitolo https://fineartdavidecrea.com/san-rocco-gioiosa-jonica. In mezzo, le due virtù che San Rocco incarna e che ho cercato in ogni volto di Gioiosa: la speranza, che resiste al contagio del presente, e la carità, unico vaccino contro la solitudine di chi è connesso a tutto tranne che alla vita. Un pò come me oggi, assente nella vita personale ma presente nel mio scopo: raccontare.
Ho scelto il reportage perché non volevo costruire, volevo ascoltare e urlare ai genitori dei bimbi che il loro cellulare è il cuore e se non cominciano a usarlo ora, non costituiranno nel futuro alcun messaggio di fede. Lasciate che vi urli anche che le feste si mostrano per ciò che ormai sono diventate: sacre e distratte, devote e mediate. Ogni fotografia è la stessa domanda posta su un volto diverso: da quale peste, davvero, dobbiamo essere salvati?
E chi, come San Rocco, sceglierà di posare lo schermo e restare?